La Storia di Cortina d'Ampezzo

Il passato di Cortina d'Ampezzo, la sua storia, la nascita dei luoghi di maggiore interesse e qualche curiosità sulla Perla delle Dolomiti, in una pagina in cui si parla di storia in modo approfondito e non.

Introduzione

Conoscere la storia di Cortina d'Ampezzo significa capire meglio la vita dei nostri antenati che vivevano in montagna, scoprire qualcosa sulla guerra che ha lacerato le nostre montagne, ampliare la propria cultura generale e capire un po' meglio i luoghi di maggior interesse che si possono visitare a Cortina. Questa pagina vi permetterà di avvicinarvi alla storia che ha segnato la vita nelle Dolomiti Ampezzane, a partire dall'arrivo dei primi cacciatori intorno al 6000 a.C. fino ai giorni nostri.

Conoscere la storia di Cortina significa capire meglio la vita dei nostri antenati...

La pagina si apre con la storia di Cortina durante i secoli, passando successivamente ad una serie di approfondimenti, utili per capire meglio i punti più importanti che sono stati trattati. Inutile dire che la pagina è ricca di interessanti aneddoti, ne consigliamo quindi la lettura nella sua interezza. Se invece siete interessati alla storia delle Dolomiti in senso più ampio ed alla loro formazione geologica, vi invitiamo a leggere questa pagina.

Per la stesura di questo articolo è stato fondamentale lo studioso e scrittore Mario Ferruccio Belli che, dopo averci donato una copia autografata del suo libro Storia di Cortina d'Ampezzo, ci ha permesso di appassionarci all'argomento, fornendo le fondamenta indispensabili per la realizzazione questa pagina.

Fotografia storica dello stadio del ghiaccio di Cortina durante le olimpiadi del 1956 Cartolina storica dell'hotel Tiziano di Cortina Cartolina storica di Cortina d'Ampezzo (1) Lo stadio durante le olimpiadi del 1956. (2) Cartolina storica hotel Tiziano. (3) Panorama di Cortina nel passato.

La storia di Cortina in breve

Partiamo dal presupposto che non esiste una data certa per la nascita di Cortina, quello che sappiamo è che le prime tracce di attività risalgono all'epoca mesolitica, in quanto la scoperta di un cacciatore seppellito in località Mondeval ha permesso di datare la presenza umana in queste zone almeno dal 6000 a.C.

Nonostante la presenza in Cadore dei Paleoveneti e successivamente dei Romani, non ci sono prove concrete di nessun abitato stabile nella valle ampezzana almeno fino al 1156 d.C., data dove Ampezzo appare nel primo documento ufficiale, un atto di vendita tra Domenico da Treviso e Giovanni da Cadore. Cortina infatti fino all'anno 1510 era considerata come parte del Cadore e probabilmente era frequentata principalmente nei mesi estivi, in quanto la vita in inverno sarebbe stata molto difficile. Per molti secoli questa località sarà conosciuta solo come Ampezzo, il suffisso Cortina sarà aggiunto solo nel 1900, come vedrete di seguito.

Fino al XV secolo i territori del Cadore e d'Ampezzo vissero in uno stato di relativa pace, passando sotto il governo di Aquileia, del Tirolo e nuovamente di Aquileia. Durante questo periodo storico furono redatti gli Statuti cadorini, da cui nacquero i Laudi delle Regole d'Ampezzo. Lo Statuto decretava l'uguaglianza di tutto il popolo davanti alle leggi comunitarie, non riconosceva ai propri cittadini alcun titolo nobiliare, promuoveva la parità dei diritti tra uomini e donne, esentava dalla coscrizione militare e ridimensionava il potere del clero. Questi statuti furono estremamente all'avanguardia per l'epoca ed in futuro furono sempre riconfermati da chi governava su queste terre.

Nel 1412 d.C. la Repubblica di Venezia decise di conquistare i territori del Cadore e di Ampezzo, togliendoli al patriarcato di Aquileia, che faceva parte del Sacro Romano Impero. Per molti anni l'impero chiese la risoluzione di questo contenzioso, cosa che avvenne un secolo dopo, quando dopo l'imperatore Massimiliano d'Asburgo conquistò la Rocca di Bodestagno e chiese la sottomissione degli ampezzani, garantendo in cambio il mantenimento di tutti i privilegi, compresi quelli contemplati negli Statuti cadorini. Ampezzo accettò e venne accorpato fra i domini imperiali, mentre il Cadore restò in mano ai veneziani. La separazione di questi territori creò non poche difficoltà nei rapporti futuri tra i due paesi, che per secoli vissero un vicinato abbastanza movimentato, seppur governato sempre da un discreto rispetto reciproco. Nonostante qualche percossa, risulta che non ci sia mai scappato un morto.

Alcune fotografie storiche esposte al museo etnografico di Cortina d'Ampezzo Il museo della guerra del Forte Tre Sassi I Cannoni di Radetzky esposti nella sede del Comune di Cortina (1) Il museo Forte Tre Sassi. (2) Ricostruzione della rocca di Bodestagno. (3) I Cannoni di Radetzky.

Per quasi tre secoli la storia di Cortina proseguì nella tranquillità sotto il regno d'Austria, godendo di un'invidiabile autonomia e di un discreto benessere, grazie al commercio di legname. Questa pace durò fino all'arrivo dell'esercito di Napoleone, che nel 1809 conquistò Cortina e Dobbiaco, aggregandole nuovamente al Cadore. Questa situazione non durò a lungo, in quanto neanche un paio di anni dopo, con la caduta di Napoleone, l'impero asburgico riuscì ad annettere tutti i territori che erano appartenuti alla decaduta Repubblica di Venezia, Cortina compresa.

L'inizio del turismo, che permise di trasformare un paese di montagna nella località che conosciamo oggi, avvenne verso la fine del 1800, quando l'arrivo dei primi escursionisti portò il paese ad essere riconosciuto a livello internazionale come una delle località più belle delle Alpi, guadagnando l'appellativo di Perla delle Dolomiti. L'arrivo del turismo portò anche una discreta ricchezza, che permise la nascita di molti degli edifici che si possono vedere ancora oggi, primo fra tutti il campanile, eretto tra il 1852 ed il 1858. Se vuoi sapere qualcosa di più sul campanile di Cortina, ti invitiamo a leggere la pagina che abbiamo scritto sull'argomento.

Il successo di Cortina sembrava inarrestabile, ma lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 portò a combattere su queste terre una logorante guerra di trincea. I combattimenti si conclusero nel 1918 con la sconfitta degli austriaci nella battaglia di Vittorio Veneto, che portò l'annessione di Cortina al Regno d'Italia, inizialmente sotto la provincia di Trento. Il 21 gennaio 1923 il comune fu però assegnato alla provincia di Belluno, ed il suo nome mutato da Ampezzo a Cortina d'Ampezzo.

Con l'arrivo del fascismo Cortina conobbe un forte ritorno al turismo, che però le costò gran parte della sua identità. Molte delle più alte gerarchie fasciste amavano trascorrere qui le loro vacanze, portando un grande afflusso di capitali utilizzati per la costruzione di piste da sci e impianti di risalita, ma anche la richiesta di una omogeneizzazione linguistica da parte del popolo ampezzano. Fu in questo periodo che l'italiano prese il posto del ladino come lingua principale e molte vie vennero ribattezzate con nomi più patriottici (Cesare Battisti, Corso Italia). Per la popolazione di Cortina fu un duro colpo, in quanto avevano mantenuto una forte autonomia per tutta la loro storia precedente.

L'arrivo della seconda guerra mondiale rallentò di molto le attività turistiche e Cortina venne nuovamente invasa dai Nazisti, che mandarono molti giovani al fronte e ne fecero una città ospedaliera, preservandola in questo modo dai bombardamenti. L'arrivo degli Americani portò alla liberazione di Cortina, che venne nuovamente annessa in Italia.

La storia di Cortina si conclude con l'arrivo delle olimpiadi del 1956, le prime trasmesse in televisione, che portarono la Perla delle Dolomiti alla fama internazionale che conosce ancora oggi. Da quel giorno le apparizioni sul grande schermo non fecero che susseguirsi, il turismo prese il volo e si ebbe un boom economico come non se ne erano mai visti prima. Molti edifici che vennero eretti durante le olimpiadi sono ancora visitabili, come ad esempio lo Stadio del ghiaccioPiccola icona mappa o il Trampolino ItaliaPiccola icona mappa, a Zuel.

La targa a Paul Grohmann, che portò il turismo in Ampezzo Lo stadio del Ghiaccio di Cortina in una fotografia storica del 1971 Fotografia di Roger Moore a Cortina per le riprese del film 007 del 1981 (1) La targa a Paul Grohmann. (2) Lo stadio del Ghiaccio nel 1971. (3) Roger Moore a Cortina del 1981.

Le Regole d'Ampezzo

Le Regole d'Ampezzo, o comunioni familiari, sono un istituzione attiva ancora oggi che amministra i boschi ed i pascoli ampezzani secondo un complesso di istituzioni, leggi, usanze ed abitudini che affondano le loro radici nella storia più antica di Cortina. Il primo documento scritto che ufficializza questo tipo di amministrazione risale agli Statuti cadorini, la cui stesura è stimata intorno al 1235, ma si suppone che le Regole abbiano origini ben precedenti, intorno all'VIII secolo dopo Cristo.

Al contrario del diritto romano, dove il proprietario di un terreno è lo stato o chi lo ha acquistato regolarmente, a Cortina (oltre che in Cadore ed in Comelico) la proprietà di un bosco o di un pascolo è comune tra gli aventi diritto, ovvero i residenti originari, e non può essere ceduto se non per linea ereditaria diretta.

Il territorio è suddiviso in undici regole, nello specifico: Alto Lareto, Ambrizola, Zuel, Campo, Pocol, Rumerlo, Cadin, Bassa di Lareto, Mandres e Fraina. Da circa vent'anni, le diverse Regole si sono unite in comunanza. Ogni regola è gestita da un responsabile amministrativo detto Marigo. Da statuto, i Marighi sono eletti una volta all'anno, lavorano senza retribuzione e non possono rifiutare l'incarico, salvo che dietro il pagamento di un'ammenda. Le decisioni principali che i Marighi dovevano prendere in passato riguardavano il bestiame e l'alpeggio, oltre che il pagamento dei pastori, che solitamente erano stipendiati. I Marighi esistono ancora oggi, anche se ovviamente hanno un compito meno impegnativo rispetto al passato.

Una volta all'anno tutti i Regolieri si incontrano in assemblea, per discutere dell'anno trascorso e votare gli eventuali punti all'ordine del giorno. Inizialmente le riunioni si svolgevano all'aperto, ma dal 1957 la vecchia scuola del paese è stata riconvertita nella Ciasa de Ra Regoles, visibile in Corso Italia, di cui abbiamo già parlato nella sezione dedicata.

Visto che i boschi sono una specie di "proprietà privata comune", ogni regoliere ha diritto ad una quota del legname che proviene dal taglio dei boschi. Si tratta di 7 metri steri (mst.) di legna per ogni capo famiglia, più 1 mst. per ogni suo componente. Questa legna può essere utilizzata per scaldare o fare da mangiare. Oltre a questa, ogni regoliere può inoltre richiedere del legname da costruzione, il migliore disponibile, ma solo per uso proprio, escludendo la possibilità di farne commercio.

Ad oggi il territorio di proprietà delle Regole d'Ampezzo conta circa 16.000 ettari e comprende grandi boschi di conifere, principalmente abete rosso, larice, abete bianco e cirmolo. Con il passare dei secoli i compiti di questa antica istituzione sono andati evolvendo. Ad oggi le Regole si occupano principalmente della tutela del territorio, della gestione del Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo, dell'assegnazione dei beni comuni come rifugi d'alta quota e pascoli, oltre che della conservazione della cultura e delle tradizioni ampezzane, che viene promossa principalmente attraverso il museo etnografico d'Ampezzo. L'istituto regoliero è riconosciuto dal diritto dello Stato italiano attraverso specifiche leggi, che ne tutelano la particolare realtà.

I Sestieri d'Ampezzo

Durante il Medioevo, Ampezzo faceva parte del Cadore, di cui costituiva una delle dieci Centene. Le centene sono delle suddivisioni amministrative tipiche dei paesi Nordici, abitate da circa cento famiglie. Ogni centena era comandata da un Officiale ed era a sua volta suddivisa in dieci decene, comandate da dieci Decani. Intorno al 1500, forse per spirito di emulazione nei confronti di Venezia, le decene si erano ridotte a sei e venivano chiamate anche Sestieri. Ogni Sestiere aveva un capo villaggio, detto Laudador, che veniva eletto una volta all'anno. Il cui scopo principale era quello di organizzare la vita all'interno dei villaggi, mantenere l'ordine, comunicare con gli altri capi villaggio e coordinare le attività degli uomini di fatica in caso di imprevisti, come ad esempio incendi o frane.

Nel corso degli anni il ruolo dei capi villaggio si è andato man mano ridimensionando, fino all'arrivo dell'epoca moderna, dove il ruolo dei sestieri ha assunto un valore principalmente folcloristico ed i capi villaggio sono stati rimpiazzati dai Presidenti dei Sestieri, delle figure volontarie che si occupano di organizzare le attività dei sestieri, come ad esempio le feste campestri di Cortina, di cui abbiamo parlato già in questa pagina. I Sestieri sono rispettivamente Alverà, Azon, Cadin, Chiave, Cortina e Zuel.

Tra le varie attività organizzate dai Sestieri d'Ampezzo quella forse più interessante dal punto di vista storico è il Palio dei Sestieri, una competizione non agonistica dove le sei squadre (una per ogni villaggio) si sfidano in una gara di Sci di Fondo a staffetta. La prima edizione del palio è stata corsa nel 1936 e da allora sono state disputate tutte le edizioni, salvo quelle dal 1941 al 1945 a causa della grande guerra e quelle del 2021 e 2021 a causa dell'emergenza Covid. Se volete approfondire le attività svolte oggi dai sestieri d'Ampezzo, vi invitiamo a leggere la pagina dedicata.

La Rocca di Bodestagno

Quello che resta oggi della rocca di BodestagnoPiccola icona mappa sono poco più che dei ruderi, ma in passato questa roccaforte è stata fondamentale per la difesa di Cortina, qualunque fosse la fazione che decideva di conquistarla in quel particolare periodo storico. Il primo documento che parla di Bodestagno è datato 1175, ma è probabile che il castello fosse già presente molto prima. La rocca sorge sulla cima di uno sperone roccioso nei pressi del parcheggio per andare alla Malga Ra Stua e può essere facilmente raggiunto sia dalla strada statale che dalla passeggiata della ex ferrovia. Dopo che Venezia nel 1412 conquistò i territori d'Ampezzo e li tolse dalle mani del patriarca d'Aquileia, si trovò nelle condizioni di dover conquistare la rocca, per poter creare un avamposto difensivo delle nuove terre conquistate. Il compito fu molto più difficile di quanto immaginassero, al punto di dover rinunciare all'assalto e di comprare la rocca a peso d'oro, vista la sua quasi totale inespugnabilità. Lo stesso successe quasi un secolo dopo, quando Massimiliano d'Asburgo chiese la resa d'Ampezzo al regno d'Austria. L'unico modo per ottenere la rocca fu quello di mettere mano al portafoglio.

Per molti secoli il castello garantì la difesa delle terre d'Ampezzo, fino a metà del 1700, quando il perfezionamento delle artiglierie rese molto meno importante l'esistenza della rocca. Nell'anno 1908 venne a Cortina un miliardario americano che, dopo aver visto il castello di Bodestagno, se ne innamorò alla follia. Decise che voleva costruire a tutti i costi una villa in quella splendida posizione (se vi capita di visitarlo, vedrete che godeva di un panorama mozzafiato), ma il consiglio delle regole decretò che non se ne faceva nulla, in quanto non volevano precludere ad eventuali visitatori di vedere i resti di quel venerando castello.

Come saggiamente previsto dal consiglio, ad oggi la Rocca di Bodestagno è abitualmente frequentata da turisti e residenti, che oltre alla storia, possono ammirare un bellissimo panorama sulla valle ampezzana. Se volete sapere come visitare i resti del castello ed avere qualche informazione in più, vi invitiamo a leggere la pagina dedicata all'escursione da Ra Stua alla rocca di Podestagno.

Il Castello di Bodestagno in una stampa del diciasseettesimo secolo Una ricostruzione della rocca di Bodestagno al museo delle regole d'Ampezzo di Cortina La collina dove sorgeva in passato il castello (1) Castello di Bodestagno, XVII secolo. (2) Ricostruzione della rocca di Bodestagno. (3) La collina dove sorgeva l'avamposto.

Il Gran Consiglio

Come già accennato in precedenza, l'organizzazione dei villaggi che componevano l'abitato di Cortina era in mano ai capi villaggio, uno per ogni sestiere, denominati Laudador. Il compito di questi sei uomini divenne più importante in seguito alla separazione da Venezia del 1508, in quanto Ampezzo faceva riferimento al Parlamento di Pieve per le questioni legali e la sua assenza avrebbe portato sicuramente a problemi nella gestione delle dispute. Inizialmente si pensava che l'assemblea dei regolieri avrebbe potuto fornire una buona soluzione, ma a causa della scarsa controllabilità di queste sedute si decide che la cosa più semplice sarebbe stata organizzare un consiglio indipendente, chiamato Gran Consiglio e composto da 24 persone, tra cui i sei Laudador entranti ed i sei uscenti oltre che altre figure di spicco del paese, come ad esempio il Capitano del castello di Bodestagno.

I compiti del Gran Consiglio erano legati alla gestione del territorio in ogni sua parte, al punto che leggendo tra gli oltre 800 documenti dell'epoca gli storici hanno trovato decisioni riguardanti religione, istruzione pubblica, bilanci, giustizia, difesa, agricoltura, trasporti, strade, fino ad arrivare alla caccia, compresa quella al lupo e all'orso, all'epoca presenti nella valle e pericolosi per gli allevamenti, più che per la popolazione.

L'importanza del lavoro svolto da questo parlamento si può percepire ancora oggi, in quanto ha permesso per molti secoli di amministrare saggiamente il paese ed i proventi della vendita del legname, costruendo opere pubbliche di grande valore, preservando il territorio dagli abusi e portando Cortina ad essere quella che è oggi, una cittadina dalla grande bellezza e che ha saputo preservare la sua identità, diventando, con il suo splendido campanile, una delle immagini più iconiche della bella vita e delle vacanze invernali.

Il pomagagnon in una foto storica Il centro del paese con il campanile e sullo sfondo il Nuvolao Fotografia storica panorama del centro (1) Il Pomagagnon ed il campanile. (2) Il campanile e sullo sfondo il Nuvolao. (3) Panorama storico del centro.

Le date più importanti

Concludiamo la pagina con le date più importanti della storia d'Ampezzo, molte date sono state trattate nei capitoli precedenti, mentre altre sono state inserite per dare un contesto ai periodi storici che sono stati presi in esame. Alcuni dei nomi descritti potrebbero non dire molto al turista di passaggio, ma si tratta di opere determinanti per la storia di Cortina e delle valli vicine.

Conclusione

Prima di concludere vorremmo lasciarvi con una curiosità. Molti si chiedono da dove deriva in nome "Ampezzo", sebbene non ci sia una chiara origine, studiosi e glottologi locali sono d'accordo nel farlo derivare dal latino amplus, ovvero luogo aperto, ampio.

Se l'argomento vi è sembrato interessante, è possibile acquistare nelle librerie di Cortina i due libri più iconici che trattano dell'argomento, dal già citato "Storia di Cortina d'Ampezzo" di Mario Ferruccio Belli all'omonimo "Storia di Cortina D'Ampezzo" di Giuseppe Richebuono. Prima di salutarvi, vi ricordiamo che potete leggere alcuni articoli che abbiamo scritto su Cortina d'Ampezzo e dintorni cliccando qui.

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