Introduzione
Le differenze funzionali tra un occhio e una macchina fotografica, sotto sotto, non sono poi molte, ma ci sono enormi differenze tra l'osservare e il fotografare. Scopriamole insieme!
Cosa andremo a scoprire?
Questo articolo vuole darvi alcune spiegazioni utili per allenare l'occhio del fotografo e capire perché certe foto non riescono a trasmettere le emozioni vissute al momento dello scatto. Il percorso che vogliamo proporvi vi porterà a comprendere in che modo l'osservazione differisca dalla fotografia.
Gli argomenti che tratteremo in questa pagina sono il frutto di anni di studio e osservazione. Si tratta di un tema che altre fonti affrontano spesso con superficialità. Con il nostro approfondimento speriamo invece di mostrarvi come ottenere fotografie di viaggio sempre più belle ed emozionanti.
Perché alcune fotografie non emozionano?
Iniziamo dalla fine, in modo da rispondere subito alla domanda principale dell'articolo: perché alcune fotografie non emozionano? I lettori più tenaci potranno approfondire, nella seconda parte, la differenza fra l'osservare ed il fotografare, che sono due attività radicalmente diverse.
Osservare è un'operazione attiva, che coinvolge il soggetto con emozioni e sensazioni tipiche del vivere il momento. Fotografare, al contrario, è un'operazione che facciamo per conto terzi, in quanto dobbiamo ritrarre qualcosa che verrà osservato da una persona che non era presente con noi.
Come se non bastasse, il cervello non memorizza le immagini come fotografie, ma come storie, associandole alle emozioni che percepiscono anche gli altri sensi. Il fatto di associare un'emozione ad un ricordo è compito dell'ippocampo, la parte del cervello che si occupa di trasferire le informazioni dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine.
La fotografia, al contrario, è più impersonale, perché non viene associata, ad esempio, ai profumi, al caldo sulla pelle o all'euforia del momento. Nella composizione fotografica è necessario ricordarsi che chi osserva non è coinvolto, quindi dovrebbe essere nostra premura inquadrare nello scatto tutti i componenti necessari a trasmettere le emozioni che la fotografia dovrà evocare. Questo è il principale problema delle fotografie poco incisive.
Ovviamente questi accorgimenti sono necessari solo per fotografie che devono essere osservate da estranei. Nelle foto delle vostre vacanze o di viaggio, il fatto di aver vissuto il momento e di poterlo ricordare sopperisce alle eventuali mancanze artistiche o di composizione. D'altra parte possiamo ribattere che una bella foto sarà sempre preferibile ad una mediocre, anche nel caso di un ricordo di viaggio che rimarrà privato.
Quando un professionista scatta una fotografia, deve assicurarsi che tutto quello che serve sapere all'osservatore sia inquadrato, mentre tutto quello che non serve, o è antiestetico, viene sapientemente escluso. Questa tecnica deve essere appresa molto bene se vogliamo scattare fotografie davvero efficaci. Ricordatevi sempre che la foto verrà vista da qualcuno che non è lì con voi.
Ricordatevi di inserire nello scatto gli elementi che possono dare stimoli emotivi all'osservatore. Se state fotografando un mercato orientale, cercate di inquadrare le spezie, i colori, le persone, mettendo tutta questa atmosfera nella vostra fotografia. Se state fotografando la meravigliosa Cortina, cercate di trasmettere la magnificenza delle Dolomiti, la pace di un bosco, o la vitalità di Corso Italia, la passeggiata al centro del paese.
Cercate di allenare l'occhio a vedere come una certa scena risulterà in fotografia. Osservate ampiamente tutta la scena, anche la parte periferica, per capire se ci sono elementi di disturbo, siccome ormai la maggior parte delle foto viene scattata con i grandangoli dei telefoni.
Se prevedete di usare un teleobiettivo, potreste chiudere un occhio, facendo la cornice con la mano, come i registi quasi caricaturali che si vedono nei film.
In ogni caso, cercate di abituarvi a guardare molto più tempo attraverso il mirino della fotocamera o sullo schermo; questo vi permetterà di interiorizzare come risulteranno gli scatti attraverso l'ottica che usate abitualmente.
Imparate a camminare, a muovervi, cercate il punto di vista migliore guardando attraverso gli occhi della fotocamera, non i vostri. Avvicinatevi, allontanatevi, abbassatevi, provate a salire su una panchina. Provate a mettere in primo piano qualcosa per dare maggior senso di tridimensionalità, scattate attraverso i fiori, sperimentate, giocate. Lo scopo è sempre lo stesso: interiorizzare come risulteranno gli scatti in diverse condizioni. Imparate a impostare consapevolmente le fotografie. La maggior parte delle volte le impostazioni di base andranno più che bene, ma esistono eccezioni.
Nel caso in cui il momento dello scatto abbia una particolare atmosfera, provate a rappresentarla. Utilizzate il bilanciamento dei colori, il bianco e nero, imparate a regolare l'esposizione, specie quando la gamma dinamica è molto elevata. Quest'ultima frase significa che se, ad esempio, il cielo è particolarmente drammatico, dovreste sacrificare il terreno; fate in modo di valorizzare le nuvole, anche a costo di avere la parte inferiore molto scura.
Tutte queste impostazioni possono essere regolate in post produzione ma, grazie ai telefoni, possiamo impostare tutto già in fase di scatto in modo molto semplice ed efficace. Sfruttate questi strumenti, senza esagerare, ma cercando di rappresentare bene quello che vedete o provate, non quello che vede la fotocamera, che alle volte può risultare un po' piatto.
In tutto questo non bisogna dimenticarsi il più grande lato positivo della fotografia rispetto alla realtà, ovvero che ci permette di inquadrare solo quello che ci piace, ingannando l'osservatore e facendogli credere che un panorama mozzafiato sia stato scattato in totale solitudine, come in questo scatto del Lago Sorapis, uno dei luoghi più affollati delle Dolomiti.
Un altro consiglio che ci sentiamo di darvi è di non affezionarvi troppo ad una fotografia scadente, che però ha richiesto un grande sforzo per essere scattata. L'osservatore non apprezzerà la fatica che si nasconde dietro ad uno scatto, si limiterà ad osservare se la fotografia gli piace o no.
La foto qui sotto, ad esempio, potreste immaginare che sia stata fotografata in un posto stupendo, ma fuori dall'inquadratura ci sono mezzi da cantiere che sistemano gli argini del fiume, una strada fangosa e, dietro, un bosco non particolarmente affascinante.
Se volete migliorare la vostra composizione fotografica, vi invitiamo a leggere l'articolo che abbiamo scritto sulla regola dei terzi; lo trovate di seguito:
Qui sotto abbiamo pensato di mettervi un altro articolo che ci sentiamo vivamente di consigliarvi, considerata l'affinità con questo capitolo:
La visione stereoscopica
Giusto per aggiungere un po' di carne al fuoco, vi prego di considerare che tutto quello di cui abbiamo parlato finora si riferisce ad una sola immagine, ma gli occhi sono due e non si limitano ad osservare una sola istantanea.
La prospettiva è quella che, più di tutte, dobbiamo considerare nel ragionamento fotografico. Il fatto di poter osservare con due occhi ci permette di capire la profondità della scena. Quando scattiamo una fotografia, proiettiamo uno spazio tridimensionale su un fotogramma bidimensionale, andando ad appiattire la visione stereoscopica.
Se alla nostra fotografia dovessero mancare dei chiari riferimenti prospettici, l'osservatore non riuscirà a ricostruire la distanza dei vari elementi e tutto risulterà confuso, come nell'immagine di seguito, dove è inquadrato solo il bosco, senza la strada.
Un altro punto da tenere a mente è la capacità del cervello di eliminare gli elementi di distrazione. Se stiamo guardando qualcosa di veramente interessante, osserveremo con ben poca attenzione il contesto dove è inserito.
La peculiarità del cervello di concentrarsi su un solo dettaglio, in fotografia non si applica; quando guardiamo una foto, la guardiamo nel suo insieme.
Per poter ovviare a questo problema c'è una sola soluzione: il taglio fotografico. Una composizione stretta obbliga l'osservatore a vedere solo quello che ci interessa, senza inquadrare elementi di distrazione.
Nell'immagine di seguito, abbiamo rivisitato la foto precedente con un ritaglio stretto ed una forte vignettatura, per attirare l'attenzione sul volatile.
Similitudini tra occhio e fotocamera
In questa seconda parte vogliamo concentrarci sulle differenze fra fotografare ed osservare, in modo più tecnico. Vedremo di capire il funzionamento dell'occhio e delle fotocamere, per capire dove i due mondi sono comuni e dove differiscono.
Chiunque abbia studiato un minimo di fotografia, ed abbia visto una puntata del cartone animato Siamo fatti così, avrà capito che il funzionamento di una macchina fotografica non è poi molto diverso da quello di un occhio umano.
Per farla semplicissima, la luce passa attraverso delle lenti ed un foro, in modo da poter essere proiettata su una parete sensibile ed impressionarla. Banalizzando al massimo questo è il modo in cui funzionano sia gli occhi che le macchine fotografiche.
Se vogliamo essere più preciso, su una fotocamera la luce attraversa alcune lenti dell'obiettivo, quindi viene regolata dal diaframma, che si apre e si chiude per stabilire la quantità di luce che deve entrare, passa quindi attraverso altre lenti correttive e finisce per impressionarsi sulla pellicola o sul sensore, che vengono impressi con ciò che viene inquadrato. Lo stesso processo avviene anche nelle fotocamere dei telefoni, anche se più in piccolo.
L'occhio funziona all'incirca alla stessa maniera: la luce passa nella cornea, quindi viene frenata dalla pupilla, che si apre e si chiude per stabilire quanta luce deve passare, viene poi proiettata sulla retina attraverso il cristallino. Mediante il nervo ottico il cervello riceve le informazioni su ciò che state osservando.
Nell'immagine di seguito è possibile vedere uno schema semplificato del funzionamento dell'occhio in confronto ad una macchina fotografica, non sono poi molto diversi, che dite?
In giallo si vede la luce che attraversa il sistema di lenti, colorate in blu, intermezzate dal diaframma, evidenziato in verde, fino a raggiungere il sensore della macchina fotografica, caratterizzato dal colore rosso.
L'occhio tratta la luce, sempre in giallo, in modo simile. I raggi attraversano la cornea ed il cristallino colorati in blu, intermezzati dalla pupilla, evidenziata in verde, fino a raggiungere il nervo ottico, caratterizzato dal colore rosso.
I più attenti di voi si saranno accorti che l'immagine arriva capovolta. Questa caratteristica viene compensata dal processore della fotocamera e dal cervello, che elaborano il tutto per restituirci un'immagine dritta.
La più grande differenza tra l'occhio e la fotocamera è che la macchina fotografica sposta avanti e indietro le lenti, che sono fisse, per sistemare la messa a fuoco Nell'occhio ci sono dei muscoli che deformano il cristallino, quindi un'unica lente permette di mettere a fuoco a tutte le distanze.
Ovviamente la realtà è decisamente più complessa dello schema qui sopra. Le fotocamere hanno batterie, tasti, griglie di Bayer, processori, cablaggi; nell'occhio ci sono strutture, liquidi, muscoli, iride, vene, arterie e molto altro, ma il funzionamento di base è quello descritto. Osservando l'immagine di seguito potete farvi un'idea più verosimile della reale complessità dei due, anche se rimane una vaga infarinatura. Sull'argomento ci si potrebbe scrivere un libro.
Scheda tecnica dell'occhio
Una volta chiarito il funzionamento, andiamo a parlare delle specifiche tecniche dell'occhio. Questo punto lascia un po' il tempo che trova, in quanto, come vedremo in seguito, l'occhio non ha specifiche tecniche particolarmente impressionanti, è il cervello che riesce ad elaborare le informazioni in modo assolutamente incredibile. Analizziamo comunque le specifiche, usando termini fotografici per comprenderci in modo corretto:
- Dimensione sensore: la retina è una semisfera con un diametro di circa 2,3 centimetri.
- Risoluzione: la superficie sensibile della retina viene suddivisa tra coni e bastoncelli, per cui si hanno circa 6 milioni di coni per la visione centrale, a colori, e 120 milioni di bastoncelli per la visione periferica,in bianco e nero.
- Lunghezza Focale: da 17 mm a 24 mm, con una forte perdita di definizione allontanandosi dal centro.
- Apertura Focale: da f/2.1 a f/8.3, con tempo di dilatazione della pupilla di circa 30 secondi.
- Sensibilità ISO: da 50 a 60.000 ISO, con una forte perdita della percezione dei colori all'aumentare della sensibilità.
- Velocità otturatore: da un minimo di 24 fotogrammi al secondo ad un massimo di 300 fotogrammi al secondo.
- Profondità colore: lo spettro visibile varia tra i 770 ed i 430 THz, all'incirca 10 milioni di colori.
Quindi, semplificando, qual è la risoluzione effettiva dell'occhio? Come andremo ad approfondire in seguito, bisogna considerare che l'osservazione necessita dei movimenti oculari. Sono stati stimati circa 6 megapixel per una singola occhiata e 570 megapixel durante un'osservazione a tutto campo, muovendo gli occhi e la testa, siccome il movimento oculare è una parte fondamentale della visione umana.
Differenze tra occhio e fotocamera
Una volta snocciolati alcuni interessanti dati tecnici, bisogna considerare un fattore molto importante. L'occhio umano è solo una parte del sistema ottico.
La maggior parte dell'elaborazione della vista avviene nel cervello, il quale utilizza i movimenti oculari per generare un'immagine come quella a cui siamo abituati. Senza andare troppo nel tecnico, l'estensione del campo visivo è di circa 140° in orizzontale e 120° in verticale.
Gran parte di questo campo è gestito dai bastoncelli, che sono dei specializzati nella visione del movimento, ma incapaci di riconoscere chiaramente forme o colori.
Una volta che un oggetto entra nel campo visivo, subentrano i movimenti istintivi della testa e dell'occhio, che vanno a concentrarsi sul punto di interesse con la parte centrale della retina, specializzata a riconoscere chiaramente le forme e colori. Questa zona si chiama Fovea Centralis e copre un campo visivo molto ristretto, circa 8° in orizzontale e 6° in verticale.
Per l'osservazione di una scena, l'occhio alterna movimenti e fissazioni. Quando osserviamo ci concentriamo solamente sui punti che attirano l'attenzione del cervello, dedicando poca attenzione al resto della scena. In un secondo momento, il cervello unisce il tutto in un'immagine completa.
Nell'esempio di seguito potete vedere un'animazione che abbiamo realizzato per dare un'idea, molto indicativa, di come si comporta la visione umana.
Generalmente ogni persona osserva la scena in modo unico, in base a ciò che trova interessante, ma in caso di richieste specifiche si formano degli schemi abbastanza simili, ad esempio se viene chiesto di memorizzare gli abiti, o di capire l'età delle persone ritratte in una foto. Qui sotto potete vedere un esempio.
Se siete interessati all'argomento vi consigliamo di leggere questo articolo di Wikipedia sul tracciamento oculare, ma considerate che è scritto in inglese.
Il modo in cui funziona la vista è completamente diverso da una fotografia, dove la fotocamera si limita ad immortalare una scena. Osservare è un'operazione attiva. Durante l'osservazione il cervello, grazie alla memoria, unisce una rapidissima serie di sguardi in un'immagine coerente, con un'elaborazione del bilanciamento del bianco e della gamma dinamica superiore a qualsiasi macchina fotografica tradizionale.
Una fotocamera che dovesse riprendere una scena illuminata da luci miste, naturali ed artificiali, avrà per forza due toni diversi. Il cervello umano, invece, riuscendo a correggere in automatico il bilanciamento del bianco per ogni singola osservazione, riesce a comporre un'immagine sempre correttamente bilanciata.
Grazie a questa elaborazione è possibile anche avere anche una gamma dinamica molto alta. Se scattiamo una fotografia in una stanza con una finestra molto luminosa, la stanza verrà scura e la finestra sovraesposta. L'occhio, al contrario, un'istantanea della finestra con l'esposizione corretta, seguita da un'istantanea della stanza con l'esposizione corretta e le fonde in un'unica immagine mentale dall'esposizione perfetta.
Tutte queste operazioni sono inconsce ed avvengono istintivamente, ma ci permettono di capire quanto complesso sia il semplice fatto di guardare qualcosa.
L'approccio moderno alla fotografia digitale è sempre più simile al modo umano di elaborare le immagini. I telefoni hanno delle fotocamere incredibili, ma la dimensione estremamente piccola dei sensori è una grossa limitazione. Le fotografie meravigliose che riusciamo ad ottenere, soprattutto di notte o in controluce, sono merito di un grande lavoro di elaborazione che viene eseguita automaticamente dopo lo scatto dal processore e dagli algoritmi.
Conclusione
Sperando che la nostra guida per osservare o fotografare vi sia piaciuta, prima di salutarvi, vi ricordiamo che potete leggere altri interessanti articoli su cosa fare e cosa vedere a Cortina sulla nostra Home Page.
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