L'apertura del diaframma in fotografia

In che modo l'apertura del diaframma influenza lo scatto. Scopriamo cosa significano apertura, luminosità, profondità di campo, nitidezza, diffrazione e come ottenere il massimo dalla nostra lente.

Introduzione

Il diaframma è un meccanismo che controlla la quantità di luce che raggiunge il sensore della fotocamera. Ma cosa significa diaframma aperto? Cosa si intende con f/? In che modo questo parametro influisce sulle vostre fotografie? In questa pagina cercheremo di rispondere a queste domande.

Diaframma fotografico di un Canon 50 mm f/1.8 II in dettaglio.
Creative Commons, by Gophi.
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Cos'è il diaframma?

Quando si acquista un obiettivo per fotocamera reflex, uno dei parametri principali da considerare è la massima apertura del diaframma, che viene espressa in f. Prendiamo ad esempio un obiettivo Canon EF 50 mm f/1.4 USM, una buona lente prodotta da Canon, che guardacaso è anche la nostra lente preferita.

Il Canon EF 50 mm f/1.4 USM.

Se volete capire in dettaglio come decifrare i nomi delle lenti, spesso poco intuitivi, vi invitiamo a visitare la pagina che abbiamo scritto sull'argomento:

Spiegazione sugli obiettivi, diaframma e lunghezza focale.
Spiegazione sugli obiettivi Come si leggono le scritte e a cosa servono tutte le sigle stampate sugli obiettivi. Tempo di lettura: 12 min.

Il valore su cui vogliamo concentrarci è l'apertura del diaframma identificata dalla lettera f minuscola, seguita da una barra e da un numero, qui f/1.4. Su alcune ottiche ottiche vintage il valore potrebbe essere espresso con i due punti, quindi f:1.4, ma ha lo stesso identico significato.

In questo caso si tratta di un numero molto basso, che rappresenta un valore molto elevato. Questa cosa è un parecchio controintuitiva, quindi va capita bene: un valore molto piccolo di apertura, come f/1.4, in realtà è un pregio, perché significa che la lente permette a tantissima luce di raggiungere il sensore, rendendola più luminosa.

Obiettivo Jupiter-9 85mm f/2.
Creative Commons, by J. Halicki.

Costruire lenti molto luminose è difficile, valori come f/1.4 o inferiori sono piuttosto rari e decisamente costosi. Il 50 mm è una lunghezza focale particolare, che rende relativamente economico realizzare un obiettivo con questa grande apertura.

Il valore specificato nelle lenti si riferisce sempre all'apertura massima, ma questo parametro può essere ridotto utilizzando il diaframma. Si tratta di una serie di lamelle che si chiude, per regolare la quantità di luce che attraverserà la lente. Potete vedere come funziona qui sotto:

Esempio animato di come funziona il diaframma.

Abbiamo capito che l'apertura dichiarata è il valore che determina la massima quantità di luce che l'obiettivo permette di far entrare verso il sensore, inoltre sappiamo che un valore più basso è preferibile. Potremmo dire che un 50 mm f/1.4 è più luminoso di un 50 mm f/5.6, ma il termine "più luminoso" è piuttosto vago.

Per capire esattamente quanto cambia, è necessario conoscere la seguente scala dei diaframmi: f/1 - f/1.4 - f/2 - f/2.8 - f/4 - f/5.6 - f/8 - f/11 - f/16 - f/22 - f/32.

Ogni fotografo che si rispetti la conosce a memoria; se volete affrontare questo hobby seriamente, vi consigliamo di fare lo stesso. Magari potreste imparare solo la parte centrale, quella che serve maggiormente, da f/2.8 a f/11.

In questa scala, la differenza che passa tra un valore e il successivo viene chiamato in gergo un fstop. La quantità di luce che passa tra un f‑stop e il successivo è sempre il doppio, quindi il valore varia in modo esponenziale.

Diversi livelli di apertura del diaframma fotografico.
Creative Commons, by KoeppiK.

Tornando all'esempio precedente, quant'è quindi la differenza di luminosità tra un 50 mm f/1.4 e un 50 mm f/5.6? Dimezziamo la luce che entra nella fotocamera da f/1.4 e arriviamo a f/2, dimezziamo di nuovo e arriviamo a f/2.8, poi dimezziamo ancora per arrivare a f/4 ed infine dimezziamo un'ultima volta per arrivare a f/5.6.

Questo è il motivo per cui abbiamo detto che è esponenziale: un obiettivo f/1.4 è sedici volte (2x2x2x2) più luminoso di un obiettivo f/5.6. In pratica significa che, alla massima apertura, l'obiettivo più luminoso permette di usare tempi di scatto letteralmente sedici volte più bassi.

Una foto che avrebbe bisogno di 1/50 di secondo a f/5.6, può essere scattata in 1/800 di secondo a f/1.4, una differenza di tutto rispetto!

Fotografia con ridotta profondità di campo.

Quando scattiamo una foto, non siamo sempre costretti a lavorare alla massima apertura possibile. Ma perché dovremmo voler cambiare l'apertura del diaframma? I motivi sono diversi, vediamo di elencarli in ordine di importanza:

Nei prossimi capitoli approfondiremo nel dettaglio ognuno di questi punti, partendo da quello che più di tutti influisce sui risultati: il tempo di scatto. Anche perché in fotografia potete avere una certezza: se si guadagna qualcosa da una parte, si perde qualcosa da un'altra.

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I tempi di scatto

La prima e più ovvia conseguenza di avere più o meno luce che raggiunge il sensore è che, a parità di condizioni, meno luce facciamo entrare e maggiore sarà il tempo necessario ad ottenere una foto correttamente esposta.

Se dobbiamo fotografare un soggetto in rapido movimento è necessario tenere tempi di scatto brevi. Se la luce non è molto elevata, dovrete per forza di cose tenere il diaframma più aperto possibile.

Quando il soggetto si muove rapidamente, come nel caso di questa foto scattata ad 1/640 di secondo durante la Continental Cup Cortina d'Ampezzo, il soggetto risulta mosso anche usando tempi apparentemente molto veloci.

Continental Cup, gara di hockey su ghiaccio a Cortina d'Ampezzo.

Al contrario, quando stiamo fotografando un soggetto fermo, con la fotocamera posizionata sul cavalletto, è buona norma chiudere il diaframma e utilizzare tempi di scatto più lunghi.

Il lago Sorapis, nei pressi di Cortina d'Ampezzo.

Trovare il miglior equilibrio tra tempi di scatto e apertura del diaframma è una questione di esperienza. Non è facile trasferire queste competenze in modo più approfondito senza aver fatto un bel po' di pratica, ma noi ci abbiamo ugualmente provato nella pagina dedicata ai tempi di scatto in fotografia, che potete trovare cliccando qui:

Tempi di scatto in fotografia.
I tempi di scatto Cosa sono i tempi di posa, come influiscono nello scatto e come impostarli correttamente. Tempo di lettura: 8 min.

A questo punto però sorge spontanea una domanda: perché non dovreste sempre scattare con il diaframma alla massima apertura? La risposta è semplice: le ottiche lavorano meglio, sia come nitidezza che come messa a fuoco, quando sono almeno un paio di stop più chiuse.

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La profondità di campo

Per profondità di campo si intende la quantità di spazio in cui un soggetto risulta perfettamente a fuoco all'interno di una fotografia. Non è un valore fisso, ma una zona tridimensionale all'interno della quale i dettagli vengono percepiti come nitidi, mentre al di fuori diventano progressivamente sfocati.

Bicchieri di vino con sfondo sfocato.

La profondità di campo, ovvero la porzione di campo che risulta perfettamente nitida, aumenta man mano che andiamo a chiudere il diaframma. Se riusciamo ad avere tutti gli elementi dell'inquadratura perfettamente a fuoco, allora si usa il termine iperfocale. Esistono sia delle tabelle che delle complicate formule per calcolarla, ma facciamo un esempio, per capirci.

Se scattiamo una fotografia con un grandangolo 16 mm, chiudendo il diaframma ad f/11, qualsiasi cosa che si trovi a più di un metro da noi, fino all'infinito, sarà perfettamente a fuoco. Se stiamo scattando un panorama su un treppiede siamo in iperfocale, perché è certo che qualsiasi soggetto sarà ad almeno un metro dalla lente.

Foto panoramica di Valdobbiadene completamente a fuoco.

Il valore esatto dell'iperfocale dipende principalmente dalla lunghezza focale e dall'apertura del diaframma. In pratica, l'iperfocale è davvero utile solo con i grandangoli: con i teleobiettivi la distanza richiesta diventa talmente grande che è impossibile chiudere abbastanza il diaframma per avere a fuoco sia il primo piano che lo sfondo.

Ciclisti con il Col Rosà sullo sfondo, in iperfocale.

Al contrario, se vogliamo un soggetto a fuoco che stacca su uno sfondo sfocato, sarà meglio scegliere la maggiore apertura possibile, cercando di utilizzare un teleobiettivo, o almeno un normale. In questo modo si andrà a ridurre drasticamente la profondità di campo, creando un bello sfocato. Bisogna però fare molta attenzione alla messa a fuoco, perché se il soggetto avanza anche solo di pochi centimetri, potrebbe risultare fuori fuoco.

Foto scattata con un teleobiettivo e lo sfocato sullo sfondo.

Vediamo ora la stessa fotografia con due diaframmi diversi. La prima è scattata in modo da avere la massima profondità di campo possibile, impostando il diaframma a f/16. Potete notare che tutti gli elementi sono a fuoco, si nota solo una leggera sfocatura sulla faccia laterale dell'ultimo elemento.

Profondità di campo a f/16.
Creative Commons, MikeRun.

La seconda fotografia è stata scattata a f/1.8: la profondità di campo è estremamente ridotta e lo sfocato è molto presente. Considerate che aperture così estreme, nella fotografia di ritratto, potrebbero portare ad avere gli occhi a fuoco, ma la punta del naso sfocata.

Profondità di campo a f/1.8.
Creative Commons, MikeRun.

Ma tutto questo vale anche quando scattiamo con il nostro telefono? In realtà no. Le fotocamere dei telefoni hanno sensori molto piccoli, inoltre non dispongono di un diaframma regolabile, se non in rarissimi casi.

Un sensore così piccolo, con il grandangolo tipico dei telefoni, non ha praticamente nessun problema di messa a fuoco e scatta praticamente sempre in iperfocale. Come fanno quindi ad ottenere lo sfondo sfocato? Semplice, gli smartphone utilizzano l'intelligenza artificiale per simulare il bokeh in post produzione.

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La nitidezza

Quando viene impostato alla massima apertura, un obiettivo fotografico si avvicina al limite della sua progettazione e l'immagine risulta meno nitida, soprattutto vicino ai bordi. Per ottenere la miglior nitidezza possibile, è buona norma chiudere il diaframma di almeno due o tre f‑stop.

La mancanza di nitidezza è più problematica nelle ottiche economiche e sugli obiettivi zoom, che sono tendenzialmente meno nitidi alla massima apertura rispetto agli obiettivi fissi. Un'eccezione alla regola sono i fissi ultra luminosi, che tendono ad essere un po' troppo morbidi alla massima apertura.

Il Canon EF 70-200 mm f/4 L IS USM.
Uno zoom Canon 70-200 f/4.

Un modo per trovare il valore ottimale da impostare per il vostro specifico obiettivo è quello di mettere la fotocamera su un treppiede, fare una foto per ogni apertura del diaframma e analizzare attentamente il risultato, osservando principalmente i bordi. In alternativa, potete cercare sui siti specializzati qualcuno che abbia fatto le prove al posto vostro.

Di seguito potete vedere una prova fatta con il nostro obiettivo Canon 50 f/1.4. Lo scatto è il ritaglio dell'angolo superiore destro dell'inquadratura. La parte a sinistra è stata scattata ad f/1.4, mentre quella a destra ad f/5.6.

Test diaframma al centro del fotogramma.

Una volta trovato il valore ottimale consigliamo di impararlo a memoria. Ad una manifestazione abbiamo visto un fotografo professionista con un adesivo con scritto f/5.6 attaccato sull'ottica... oltre ad essere brutto, era decisamente poco professionale. Riuscite ad immaginare una macchina da corsa con un adesivo sul cruscotto: "Ricordati di cambiare marcia a 6.000 giri"?

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La diffrazione

La massima apertura del diaframma non è l'unica causa di perdita di nitidezza. Un inconveniente simile si può riscontrare anche quando si scatta con un diaframma troppo chiuso. In questo caso, i raggi di luce che attraversano il minuscolo foro dell'obiettivo sono soggetti a curvatura, causando un fenomeno noto come diffrazione.

Potremmo inoltrarci in complicate spiegazioni sulla curvatura della luce che attraversa un foro molto piccolo, ma restiamo sul semplice dicendo che, con il diaframma troppo chiuso, la foto non viene nitida.

Effetto arcobaleno sul retro di un CD.
Creative Commons, Y. Droneaud.

Per poter notare questa perdita di nitidezza è necessaria una risoluzione elevata; una fotocamera con centinaia di megapixel non perdona, mentre su una foto scattata a poche decine di megapixel sarà molto meno probabile notare perdite di definizione date dalla diffrazione.

... il valore di apertura ideale oscilla tra f/5,6 e f/11 ...

Alla luce di questi fatti, possiamo riassumere sommariamente che il valore di apertura ideale per ottenere una fotografia il più nitida possibile, con una fotocamera reflex, oscilla tra f/5.6 e f/11, tranne in caso di zoom economici montati su fotocamere ad alto numero di megapixel, dove consigliamo di scattare a f/8.

La diffrazione però non ha solo svantaggi, può essere anche utilizzata anche per ottenere alcuni effetti artistici, come "le stelline" sulle fonti di illuminazione. Vediamo cosa sono.

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Le stelline sulle luci

Quando scattiamo a fonti di illuminazione molto intensa con il diaframma chiuso, si formano delle "stelline" intorno alle luci, note anche come starburst. Si tratta di un effetto artistico che può migliorare drasticamente le fotografie, soprattutto quelle notturne.

Le stelline sui lampioni.
Creative Commons, 500px.

Quando si chiude molto il diaframma, la luce attraversa il foro dell'obiettivo, che essendo composto da lamelle non è mai perfettamente rotondo. Ogni bordo delle lamelle genera diffrazione e contribuisce alla forma finale della stellina. Il numero di punte è determinato dalla costruzione dell'obiettivo. Ad esempio, un diaframma a 8 lamelle produce 16 punte.

Dettaglio del diaframma di un obiettivo.
Creative Commons, H. Bergknut.

Le stelline appaiono in tutti i casi in cui, chiudendo il diaframma, si inquadra una fonte di luce intensa e puntiforme. Nel caso di luce diurna, l'effetto si riscontra negli scatti in controluce, con il sole all'interno dell'inquadratura o in presenza di forti riflessi.

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L'aberrazione cromatica

L'ultimo problema ottico che può essere risolto chiudendo leggermente il diaframma è dato dalle aberrazioni cromatiche. Si tratta di piccole frange colorate, di solito blu o viola, che appaiono nei punti in cui ci sono luci molto forti in contrasto con soggetti scuri.

Nell'ambiente sono conosciute come purple fringing e sono più evidenti scattando con obiettivi economici alla massima apertura. Di seguito, un esempio di aberrazione cromatica, evidenziato dalla freccia rossa.

L'aberrazione cromatica.
Creative Commons, by W. Kaiser.

Considerato che le aberrazioni si presentano in modo abbastanza prevedibile, è generalmente possibile rimuoverle in post produzione, con un filtro automatico, senza bisogno di intervenire manualmente. Quando è possibile, consigliamo di usare il programma fornito dal costruttore della fotocamera per sistemare questo difetto, a patto che l'ottica sia dello stesso marchio, perché nessuno meglio del costruttore può conoscere le proprie lenti.

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Conclusione

Sperando che la nostra guida sul diaframma in fotografia vi sia piaciuta, prima di salutarvi, vi ricordiamo che potete leggere altri interessanti articoli riguardo la tecnica fotografica nella nostra pagina dedicata.

Se volete ringraziarci potete farlo visitando la pagina Sostienici. Se, invece, volete suggerire una modifica, proporre qualcosa o farci solo un saluto, nella sezione Info e Contatti, troverete i diversi modi per raggiungerci.