Introduzione
Che cos'è esattamente un file RAW? Perché viene definito la pellicola digitale? In questa pagina analizzeremo le caratteristiche tecniche di questo formato e vedremo il motivo per cui è sempre consigliabile utilizzarlo per le vostre fotografie digitali. Non siete curiosi?
I colori in fotografia digitale
Quando scattiamo una fotografia digitale, la luce raggiunge il sensore e va a stimolare milioni di piccoli recettori, chiamati fotodiodi. Ogni fotodiodo trasforma la luce che lo raggiunge in una carica elettrica proporzionale alla sua intensità, generando così un'immagine in bianco e nero.
La quantità di fotodiodi in un sensore è enorme, quindi per capire meglio il concetto abbiamo creato un esempio, in risoluzione volutamente molto bassa, che potete vedere qui sotto.
Il problema è che, siccome il sensore è nativamente in bianco e nero, risulta impossibile sapere quali sono i colori originali della scena, è stata quindi trovata una soluzione geniale: la griglia di Bayer. Si tratta di una matrice di filtri rossi, verdi e blu posizionata davanti ai fotodiodi. Qui sotto potete vederne un esempio.
Abbiamo quindi capito che la luce che raggiunge il sensore della nostra fotocamera non è quella reale della scena, bensì qualcosa di simile a quello che potete vedere qui sotto, in quanto i colori vengono filtrati attraverso la griglia di Bayer.
Siccome il sensore non rileva i colori, ma solo la quantità di luce, quello che la fotocamera registra, in realtà, è molto simile all'immagine qui sotto, con la sola differenza di avere una risoluzione enormemente maggiore.
Per ottenere un'immagine a colori, il processore della fotocamera ricostruisce le componenti mancanti di ogni pixel utilizzando i valori dei pixel circostanti. Questo processo di interpolazione si chiama demosaicizzazione.
Cerchiamo di non complicare troppo le cose ed evitiamo di parlare di algoritmi, CFA, frequenza della luce e sensori fuori standard. Limitiamoci ad una curiosità: per un pixel blu ed uno rosso, ce ne sono due verdi, questo perché il verde è la tonalità in cui il nostro occhio percepisce più dettagli e più contrasto, inoltre è il canale in cui la luminanza risulta più pulita dal rumore.
I dati grezzi ottenuti dal sensore, quelli in bianco e nero, vengono chiamati raw, parola inglese che significa "crudo, grezzo" da cui proviene il nome di questo formato. Quello che avviene in seguito è un'elaborazione da parte del processore della fotocamera, il cui compito sarà quello di:
- Leggere il segnale dai fotodiodi.
- Convertire il segnale analogico in digitale.
- Demosaicizzare per ottenere i valori RGB di ogni pixel.
- Applicare il bilanciamento del bianco e il profilo colore come da impostazioni.
- Effettuare un eventuale riduzione del rumore.
- Applicare eventuali contrasti e aumenti della nitidezza.
- Applicare eventuali correzioni ottiche per la distorsione dell'obiettivo.
- Comprimere e convertire l'immagine, solitamente in formato JPG o una variante di HEIC.
Dopo aver completato tutti questi passaggi, l'immagine sarà memorizzata nel vostro dispositivo, pronta per essere visualizzata, modificata ulteriormente o condivisa. Queste operazioni sono effettuate da qualsiasi fotocamera digitale, indipendentemente che sia uno telefono, una compatta o una reflex.
Cosa sono i RAW?
Ma quindi cos'è un file RAW? È un file non compresso, che conserva al suo interno tutti i dati registrati dal sensore. In pratica, ci permette di accedere alle informazioni di ogni singolo fotodiodo, dati che nella compressione verrebbero inevitabilmente persi.
Per essere più precisi, il formato RAW conserva i dati del sensore con una profondità di almeno 12‑bit monocromatici. Attualmente lo standard nelle fotocamere professionali di fascia media e alta è di 14‑bit. La quantità di informazioni relative alla luce che si possono salvare in 14 bit è enormemente maggiore a qualsiasi formato compresso. Si tratta di valori che aumentano in modo esponenziale.
Questa maggiore quantità di informazioni consente di ottenere una serie di vantaggi, tra cui una gamma dinamica più ampia, un controllo completo sul bilanciamento del bianco e una profondità colore superiore, nel senso di maggiore risoluzione tonale. Nello specifico:
- Il bilanciamento del bianco è completamente regolabile in post produzione.
- È possibile recuperare oltre 4 stop di esposizione, soprattutto nelle ombre.
- Si lavora su un file 14‑bit privo di compressione, con una profondità del segnale maggiore.
- La maggior parte dei preset di scatto possono essere modificati successivamente.
- In generale si ha molto più controllo sul risultato dello scatto.
- Si può creare un'immagine HDR partendo da un singolo scatto.
- In caso di dispute sul diritto d'autore, possedere il RAW è una prova inconfutabile di proprietà dello scatto.
Naturalmente, non è tutto oro ciò che luccica. Ci sono anche alcuni svantaggi da considerare quando si scatta in RAW:
- Le fotografie risulteranno più grezze e richiederanno uno sviluppo successivo.
- Prima di condividere o stampare le immagini è necessario convertirle in un formato standard.
- I file sono molto più pesanti, sia sulla scheda di memoria che nell'archiviazione del computer.
- Servono programmi dedicati per elaborarli, che necessitano un computer mediamente performante.
In sintesi, se state fotografando una manifestazione e vi serve un'immagine pronta da stampare o da pubblicare immediatamente, dovrete impostare correttamente la fotocamera e scattare in JPG. In qualsiasi altro, caso vale sempre la pena dire con orgoglio: io scatto in RAW!
Per poter apprezzare a pieno i reali vantaggi che porta questo formato, dovete avere perfettamente chiaro il concetto di bilanciamento del bianco. Se volete approfondire questo argomento importantissimo, abbiamo scritto una pagina dedicata. Potete trovarla qui sotto.
Rimane da dire che, se avete deciso di cimentarvi in questo hobby, investendo tempo e soldi in una fotocamera seria, dovreste sentirvi moralmente obbligati a sfruttarla al suo massimo potenziale, avvantaggiandovi dello scatto in RAW. Non tornerete mai indietro.
I RAW col cellulare e il formato DNG
Ci sembra d'obbligo affrontare un argomento spinoso, se non altro quando parliamo da fotografo a fotografo, ovvero i file RAW con il cellulare. Per molti un'eresia.
Questo discorso, affrontato in maniera corretta, sarebbe estremamente tecnico e anche parecchio noioso, cercheremo di spiegarlo senza andare troppo nel dettaglio, sperando che possiate apprezzare i toni leggeri, anche se portano inevitabilmente a qualche banalizzazione.
La fotografia con il cellulare non ha niente a che vedere con le immagini ottenute con le fotocamere. Lenti e sensori così piccoli producono dati che sarebbero assolutamente inutilizzabili se venissero salvati come file RAW in senso tradizionale. I produttori però sono stati intelligenti, vediamo di capire cosa hanno inventato.
Quando il telefono scatta una foto, in realtà fa un lavoro molto più complesso: ne scatta spesso più di dieci in rapidissima successione, le combina, le fonde, può usare esposizioni diverse, prende pezzi da una, pezzi dall'altra, pezzi che sono la somma di tutte e dieci, insomma, c'è un lavoro di post produzione pazzesco dietro ogni scatto.
Dopo aver ripulito l'immagine con le precedenti tecniche avanzate, il telefono applica una serie di correzioni alla gamma, al contrasto e alla luminosità, definite tone mapping, applica dei filtri per aumentare la nitidezza in modo molto deciso, regola i colori in modo sia scientifico che emotivo. Infine comprime e salva il file in JPG o, più probabilmente, in una variante di HEIC, un formato standard molto usato nel mondo dei telefoni.
Quando parliamo di RAW, nel mondo dei telefoni, non ci riferiamo a un "vero" file RAW, ma di un file che si piazza a metà fra i due passaggi precedenti. Il telefono effettua tutte le ottimizzazioni avanzate per ottenere una foto accettabile, ma non applica nessun filtro "emozionale" o "stilistico". Il file viene inoltre salvato in un formato lossless con una maggior profondità in bit.
Il vantaggio dello scatto in RAW con il telefono è quello di avere un file meno elaborato, con tutti i vantaggi dell'intelligenza artificiale applicata allo scatto, con una maggior profondità in bit di colore e luminanza, ma senza le modifiche ai contrasti, ai colori e alla nitidezza, spesso esagerate, applicate dal produttore.
Ovviamente i problemi sono gli stessi dei RAW tradizionali: è necessario sistemarli, perché altrimenti risultano un po' scialbi, inoltre lo scatto in RAW fa perdere l'immediatezza e la spensieratezza tipici delle foto fatte col cellulare.
Il formato praticamente standard in questo settore è il DNG di Adobe, che supporta profondità fino a 16‑bit, permettendovi molta libertà nel recupero delle ombre o delle alte luci.
Per concludere, ci teniamo a sottolineare che solo alcuni telefoni fotografici di fascia media e alta permettono lo scatto in RAW e, pur essendoci qualche programma ottimo anche su cellulare, la fase di sviluppo è sicuramente consigliabile farla da computer.
Dimostrare la proprietà di uno scatto
Siccome il file RAW non è un'immagine elaborata, ma un contenitore di informazioni che arrivano direttamente dal sensore della fotocamera, è un modo assolutamente incontrovertibile per dimostrare la titolarità di un file in caso di dispute legate al diritto d'autore.
Un fotografo professionista, quando viene assunto per un servizio fotografico, spesso consegna al cliente sia le fotografie ritoccate che i file RAW associati. In questo modo consegna anche la piena disponibilità degli scatti al cliente.
Giusto per curiosità, se non è possibile fornire il file RAW, la presunzione di prova prevede che il soggetto in possesso del file in risoluzione più elevata sia, per logica, il reale proprietario della fotografia. In alternativa, potrebbero essere utilizzati i dati EXIF.
Se volete condividere le vostre foto senza rinunciare alla proprietà, vi consigliamo caldamente di scalarle ad una risoluzione inferiore. Se i dati EXIF non sono necessari, rimuoveteli con un programma apposito.
Sviluppo del RAW in pratica
Essendo un file grezzo, per poter sviluppare un RAW è necessario un programma specifico. Noi vi consigliamo anche di usare un computer. Potreste decidere di acquistare un programma dedicato, oppure optare per un'alternativa gratuita. Non fa parte della nostra filosofia pubblicizzare prodotti a pagamento, pur essendo spesso soluzioni estremamente professionali e di maggior qualità.
Ogni produttore offre il suo software, cui il quale potrete sviluppare i vostri RAW in modo gratuito. Questa è la soluzione che utilizziamo noi:
- Canon identifica i suoi file RAW con l'estensione .cr2 e per svilupparli fornisce il programma Canon Digital Photo Professional, di cui abbiamo scritto una guida nel nostro vecchio blog.
- Nikon identifica i suoi RAW con l'estensione .nef e per elaborarli fornisce il software Nikon Capture NX2, anche di questo abbiamo parlato nel nostro vecchio blog.
- Sony, identifica i suoi RAW con diverse estensioni, che sono cambiate negli anni: .arw, .sr2 o .sfr e, per svilupparli, fornisce il programma Sony Imaging Edge, di cui potete leggere il nostro tutorial a questo indirizzo.
Esistono comunque decine di alternative che permettono di modificare i file RAW, con diversi livelli qualitativi e di performance. Fra tutti i programmi gratuiti ci sentiamo di consigliarvi Darktable, un eccezionale software open source per lo sviluppo dei file RAW.
Si tratta di un programma in italiano, molto completo e avanzato, che permette di fare sia da gestore della libreria fotografica, che per lo sviluppo e la post produzione.
Eseguiamo insieme una un flusso di lavoro di base, in modo da farvi capire meglio cosa significa sviluppare un Raw. Se volete maggiori approfondimenti, sul loro sito è disponibile un manuale estremamente completo, in italiano, che potete leggere cliccando qui.
La fotografia di partenza è uno scatto che abbiamo fatto durante un'escursione a Cianderou, di seguito potete vederla nella versione grezza, senza alcuna modifica. Non è una brutta foto a livello assoluto, ma il cielo risulta troppo chiaro e le manca un po' di carattere. Anche se apparentemente il cielo è bruciato, il file RAW contiene informazioni ad una maggior quantità di bit: anche se a schermo non si vedono, sono presenti sul file e possono essere recuperate.
La prima cosa da fare è regolare l'esposizione: scuriamo un po' le alte luci, per poi schiarire le ombre, così da avere la massima gamma dinamica possibile. Stante attenti a non bruciare né le ombre, né le alte luci e non preoccupatevi se manca un po' di contrasto. Potreste anche usare parametri più spinti, noi non vogliamo esagerare, le foto ci piacciono di più naturali.
Successivamente è consigliabile aumentare un po' il contrasto e la nitidezza, in modo da avere una foto più incisiva. Attenzione a non esagerare, in quanto rischiate di bruciare troppo le alte luci e scurire troppo le ombre.
L'ultimo passaggio è il bilanciamento del colore, con la regolazione fine del bilanciamento del bianco e della saturazione. In questo modo avremo una fotografia con i colori corretti e vibranti.
Questa totale libertà di sviluppo è valsa al formato RAW il nome pellicola digitale, in quanto è sufficiente un computer moderatamente potente per avere accesso ad una gamma di personalizzazioni che, nell'era della pellicola, potevano essere effettuate solo in camera oscura, con sostanze potenzialmente nocive e attrezzature costose e difficili da maneggiare.
Conclusione
Sperando che la guida per la gestione dei file raw sia stata chiara, prima di salutarvi, vi ricordiamo che potete leggere altri interessanti articoli riguardo la tecnica fotografica nella nostra pagina dedicata.
Se volete ringraziarci potete farlo visitando la pagina Sostienici. Se, invece, volete suggerire una modifica, proporre qualcosa o farci solo un saluto, nella sezione Info e Contatti, troverete i diversi modi per raggiungerci.