Capire i tempi di scatto e l'esposizione

Un articolo sui tempi di posa. Scopriamo insieme in che modo il tempo di esposizione influenza le fotografie, sia che desideriate congelare l'azione, sia che stiate cercando un mosso artistico.

Introduzione

Scopriamo cosa sono i tempi di scatto in fotografia e come devono essere impostati per ottenere sia foto perfettamente nitide che effetti di mosso artistico. Ogni fotografia ha un tempo ideale per essere immortalata, scopriamo insieme quale!

Un orologio rappresenta i tempi di scatto.
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Cosa sono i tempi di scatto

In fotografia sono due i parametri che, più di qualsiasi altro, influenzano lo scatto: il tempo di posa e l'apertura del diaframma. In questa guida ci concentreremo sul tempo di esposizione, spiegando in modo semplice cosa succede dopo aver premuto il tasto di scatto.

Ogni macchina fotografica ha un sensore che cattura la luce. Oggi è quasi sempre digitale, ma potrebbe essere anche una pellicola. Quando scattiamo una fotografia, esponiamo il sensore alla luce: quest'ultimo viene impressionato, che in altre parole significa che registra la quantità di luce che lo colpisce.

Perdonateci la banalizzazione, ma immaginate il sensore come a tanti piccoli secchi, tecnicamente chiamati fotodiodi, che vengono riempiti da una pioggia di sabbia. Per tanto più tempo questi secchi rimarranno sotto il flusso di sabbia, tanto più si riempiranno, fino a strabordare.

Ghiera dei tempi su una vecchia fotocamera.
Creative Commons, by Yaskin Nikita

Allo stesso modo ogni singolo fotodiodo, quindi ogni pixel del sensore, può riempirsi di luce. Per ottenere una fotografia dovrete lasciar passare la luce per abbastanza tempo da riempire i fotodiodi in modo misurabile, ma non troppo tempo, per non riempirli tutti completamente, altrimenti la foto verrebbe completamente bianca.

Qui sotto possiamo vedere un esempio, volutamente in bassa risoluzione, per capire meglio il concetto. I pixel scuri hanno ricevuto meno luce, mentre quelli chiari ne hanno ricevuta di più.

Fotografia delle Tofane in bianco e nero e intenzionale bassa risoluzione simulata.

Per controllare la quantità di tempo in cui viene permesso alla luce di passare, nelle macchine fotografiche tradizionali, c'è un meccanismo che si apre e si chiude, chiamato otturatore. Nei telefoni non ci sono meccanismi, il sensore si limita a resettare i valori, per poi accendersi e spegnersi per un tempo preciso.

In realtà il meccanismo dell'otturatore è più complesso, ci sarebbero da menzionare anche lo specchio e le tendine, ma per evitare di appesantire l'articolo, affronteremo questi tecnicismi nel capitolo finale del nostro articolo.

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Il mosso

Nel capitolo precedente abbiamo capito che il sensore deve rimanere esposto alla luce per potersi impressionare. Se la quantità di luce ambientale è molto forte, ad esempio sotto il sole di mezzogiorno, sarà sufficiente un'esposizione di una piccola frazione di secondo, ma altre volte la luce non è così elevata. Nel caso di luce ridotta, ad esempio in piena notte, i tempi di scatti devono necessariamente essere più lunghi, a volte anche molti secondi.

Se vogliamo una foto perfettamente nitida, sia la fotocamera che il soggetto fotografato dovranno restare assolutamente immobili durante il tempo in cui il sensore registra la luce. Con tempi dell'ordine di pochi millesimi di secondo, tipici delle condizioni di forte luminosità, è possibile congelare persino il volo di una freccia o il movimento delle pale di un elicottero.

Un elicottero dei Carabinieri scattato con tempi estremamente brevi.

Quando la luce inizia a diminuire, i tempi dovranno per forza salire. In questo caso c'è il rischio che i movimenti del nostro soggetto, oppure il tremolio della nostra mano che tiene la fotocamera, diventano percepibili nella fotografia. In questo caso si parla di foto mossa.

Fotografia mossa di automobili a Cortina.

Il mosso viene normalmente considerato un difetto, ma in fotografia creativa può essere addirittura un effetto ricercato. Pensiamo ad esempio alle foto delle cascate con l'acqua che sembra nebbia, oppure il panning sulle foto di automobili, o anche le foto in cui le luci diventano strisce di luce. Come sempre, l'unico limite è la vostra creatività.

Panning di un auto da rally.
Un esempio di panning

Anche se le foto mosse possono essere un piacevole esercizio di stile, normalmente il traguardo è quello di ottenere la maggior nitidezza possibile. Nei prossimi capitoli capiremo come fare, anche se alcuni argomenti sono specifici per le fotocamere reflex. Se scattate con il telefono, potete passare direttamente al capitolo dedicato al treppiede.

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L'apertura del diaframma

In questo capitolo andremo a vedere alcuni concetti relativi all'apertura del diaframma, ma in modo un po' sbrigativo. Se fate fatica a seguire, oppure volete informazioni più approfondite, abbiamo scritto un articolo specifico sull'argomento. Lo trovate di seguito:

Il diaframma in fotografia.
L'apertura del diaframma f/ In che modo l'apertura della focale influisce sulla profondità di campo e sui tempi di scatto. Tempo di lettura: 7 min.

In linea di massima, quando vi trovate in condizioni di bassa illuminazione, dovrete sempre usare la massima apertura del diaframma, per far entrare quanta più luce possibile. Al contrario, se la luce è troppa, sarete costretti a chiudere il diaframma, altrimenti le foto verranno sovraesposte, ovvero troppo chiare. Per quanto riguarda questi due casi limite non c'è molto altro da dire.

Esempio animato di come funziona il diaframma.

Esistono però diverse situazioni in cui avete totale libertà di scelta. Nel momento in cui volete ottenere una foto quanto più nitida possibile la regola d'oro è di chiudere sempre almeno un paio di stop, in questo modo l'ottica lavorerà meglio.

La nitidezza massima con una reflex, parlando in modo molto generico e banalizzando un po', si ottiene impostando l'apertura a f/11. Si tratta di un valore piuttosto alto, nel senso che fa passare poca luce, ma con il sole pieno, oppure usando un treppiede, è possibile ottenere foto di una nitidezza e profondità di campo altrimenti irraggiungibili.

Chiudere il diaframma è sempre la scelta giusta quando c'è molta luce, oppure se avete un appoggio fisso, ma nello scatto a mano libera è molto più importante scegliere i tempi giusti, come vedremo nel prossimo capitolo.

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Tempi consigliati

Nella fotografia generale il tempo di scatto a mano libera dev'essere almeno pari alla lunghezza focale arrotondata per eccesso. Questo significa che, se state scattando con un grandangolo 24 mm, dovreste cercare di scattare ad almeno 1/30 di secondo, o più veloce. Se usate un'ottica normale di 50 mm, sarà preferibile un tempo pari ad almeno 1/60 di secondo. Nel caso in cui utilizzerete un teleobiettivo 200 mm, dovreste impostare un tempo pari ad almeno 1/250.

Questi tempi si riferiscono a soggetti fermi e fotografi con un minimo di esperienza, che hanno una mano ragionevolmente ferma. Se siete alle prime armi è una stima un po' troppo ottimistica; vi consigliamo vivamente di abbassare i tempi almeno di uno stop.

Fabiano Martin Topramin scolpisce il legno.

Nella fotografia sportiva i tempi devono essere estremamente rapidi. In pochi centesimi di secondo i soggetti si muovono di molto, è quindi consigliato usare tempi di almeno 1/1000, anche se è decisamente preferibile selezionare tempi ancora più rapidi, per essere sicuri di non incappare nel mosso. Potete provare ad abbassare i tempi a circa 1/500 di secondo solo nel caso che il soggetto si muova verso di voi.

Una Renault Clio da rally.

Quando andate a fotografare l'acqua dovrete decidere se volete l'acqua immobile, per la quale dovete usare un tempo di almeno 1/500, oppure se volete un effetto "scia" dell'acqua in movimento. In questo secondo caso, già ad 1/30 inizierà a vedersi un leggero trascinamento. Da 1/3 di secondo in poi l'effetto sarà via via sempre più visibile. Nel caso di scatti sotto la pioggia, 1/60 di secondo è il tempo migliore per avere le gocce della giusta lunghezza.

Cascata a Cortina d'Ampezzo in notturna.

Ogni fotografia necessita delle giuste impostazioni, alle volte i tempi sono solo l'ultimo dei vostri problemi, altre dovrete cercare di spremere il massimo dalla vostra fotocamera. Nei prossimi capitoli vedremo come muoverci in diverse condizioni.

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La sensibilità ISO

Abbiamo spesso accennato al fatto che, in alcuni casi, è necessario utilizzare tempi rapidi; immaginatevi però una situazione in cui la luce scarseggia, ma nonostante abbiate già impostato il diaframma alla massima apertura, i tempi sono comunque troppo alti per le nostre necessità.

In questo caso sarebbe estremamente utile poter "costringere" la macchina fotografica a velocizzare i tempi. Questo è esattamente quello che ci permette di fare la sensibilità Iso. Il valore standard dei sensori è ISO 100, con alcune rarissime eccezioni che non ci riguardano.

Questo parametro può essere aumentato a piacere. Se una fotografia avesse bisogno di un tempo di scatto di un secondo a ISO 100, un valore di ISO 200 dimezza i tempi necessari. Ovviamente, un valore di ISO 400, lo riduce ad un quarto e così via.

Costringere la fotocamera ad utilizzare valori di sensibilità più elevati ha una controindicazione, il rumore digitale. Il termine rumore è un modo tecnico per definire una specie di "grana" della fotografia, che diventa sempre maggiore con l'aumentare del valore degli ISO. Potete vedere un esempio reale nella fotografia qui sotto.

Esempio di rumore digitale.
Creative Commons, by Rodrigo.Argenton.

Ci sono diverse cose da dire sul rumore. La prima è che sarebbe meglio evitarlo, la sensibilità andrebbe alzata solo quando è veramente necessario. Dall'altro lato va detto che una foto rumorosa è sempre migliore di una foto mossa. Se dovete fotografare il battesimo di un bambino in una chiesa buia, oppure i vostri amici illuminati dalla tenue luce di un falò, non abbiate paura del rumore, usate anche 12.800 ISO se fosse necessario. La foto non sarà perfettamente pulita, ma l'avrete portata a casa.

Rullino fujifilm 200 ISO.
Creative Commons, by P. Milošević.

C'è anche da dire esistono programmi per la riduzione del rumore, chiamati denoiser, che in alcuni casi fanno miracoli. I migliori sono a pagamento e basati su intelligenza artificiale, ma qualsiasi produttore di fotocamere offre il suo software gratuito. Applicare una riduzione del rumore con un denoiser porta inevitabilmente ad una perdita di dettaglio, ma quando la foto nasce per essere vista in digitale, su schermo, applicarlo è generalmente la scelta migliore.

Al contrario, il risultato stampato su carta di una foto rumorosa è enormemente migliore di quello che appare sul monitor del computer. Se volete stampare le fotografie vi consigliamo di fare almeno una stampa di prova senza alcun denoise, resterete stupiti dal risultato. Di solito, per le stampe di piccole o medie dimensioni, è buona norma non applicare alcun denoising, il rumore è meno dannoso della perdita di dettaglio.

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Il treppiede

Abbiamo visto che, se vogliamo ottenere la massima qualità fotografica, dovremo usare la sensibilità ISO più bassa e dovremo chiudere il diaframma, ma queste causerà per forza un allungamento dei tempi di scatto. Considerando che la prima causa di mosso è il naturale tremolio della mano, L'unico modo per ottenere una foto perfettamente nitida, con tempi relativamente lunghi, è quella di utilizzare un supporto stabile.

Un treppiede per fotocamera.
Creative Commons, by W.carter.

Piazzare la fotocamera su un buon appoggio o, meglio ancora, su un treppiede, è il modo migliore per evitare i movimenti involontari. Siccome il cavalletto dovrebbe essere quanto più stabile possibile, dovreste evitare i prodotti estremamente economici. In condizione di vento forte si usa attaccare sotto al treppiede una zavorra, come uno zaino; se dovete comprarne uno, verificate che abbia un gancio adatto a questo scopo.

Smartphone montato su un cavalletto.
Creative Commons, by PantheraLeo...

Ovviamente le vostre competenze di fotografo vi serviranno per decidere se il cavalletto sia la scelta migliore. Ad esempio, se dovete fotografare ad un evento, vi servirà essere quanto più agili possibile, quindi il treppiede è sicuramente da evitare. In questo caso dovrete aprire il diaframma o abbassare i tempi con sensibilità ISO più elevate.

Al contrario, nella fotografia di panorama, usare un cavalletto è sempre la scelta migliore. Vi permetterà di usare la sensibilità più bassa, il diaframma correttamente chiuso e tempi adeguati.

Siccome i panorami migliori si fotografano con poca luce, di solito nelle ore d'oro appena prima del tramonto o poco dopo l'alba, la luce potrebbe non essere sufficiente per uno scatto a mano libera, a meno di avere un'ottica stabilizzata, argomento che andremo ad affrontare nel prossimo capitolo.

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Lo stabilizzatore dell'immagine

Al giorno d'oggi molti telefoni e obiettivi di fascia alta hanno una caratteristica molto utile: lo stabilizzatore dell'immagine. Si tratta di un meccanismo giroscopico che agisce fisicamente sul sensore o sulla lente, che serve a ridurre drasticamente il tremolio della mano.

Si tratta di una tecnologia che permette di scattare foto nitide anche con tempi ragionevolmente più lunghi, nello specifico un paio di stop. Se normalmente la foto verrebbe lievemente mossa, lo stabilizzatore riesce ad annullare questo mosso quasi completamente. Si tratta di una tecnologia che serve solo negli scatti a mano libera, se state usando il treppiede dovete disattivarlo.

Esempio animato di come funziona lo stabilizzatore d'immagine.

Spiegare la stabilizzazione meglio di così diventerebbe un argomento complesso, noioso, e che potrebbe portare anche a leggere polemiche. Evitiamoci queste noiose digressioni e limitiamoci a dire che per l'utente medio è una grande comodità. Non fa miracoli, ma permette di usare tempi ragionevolmente lunghi anche a mano libera; è un gradito aiuto quando la luce scarseggia.

L'unico "accenno di polemica" che dobbiamo fare è che una foto scattata con lo stabilizzatore non raggiungerà mai i livelli di perfezione, in termini di nitidezza, di una foto scattata usando un treppiede.

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Specchio, otturatore e tendina

Quest'ultimo capitolo vuole concentrarsi su un argomento che riguarda solo le fotocamere reflex. Il motivo per cui lo trattiamo non è tanto la spiegazione tecnica del funzionamento dopo lo scatto, per quanto sia interessante, ma il fatto che precedentemente abbiamo spesso accennato alla ricerca della perfezione in tema di nitidezza, e questo è l'ultimo tassello del puzzle.

Le fotografiche reflex tradizionali hanno lo specchio, che è esattamente quello che dice il nome: uno specchio. Quando guardate attraverso l'oculare, quella che vedete è l'immagine che effettivamente viene inquadrata dalla lente, questo avviene grazie allo specchio, in rosso nell'immagine qui sotto, che riflette la luce verso un pentaprisma, che la raddrizza e la manda all'oculare.

Specchio DSLR abbassato.
Creative Commons, by Rodrigo.Argenton

Quando andiamo a premere il tasto di scatto lo specchio si deve sollevare, per permettere alla luce di raggiungere il sensore, in verde nell'immagine qui sotto. A questo punto subentra un secondo meccanismo, che sono le tendine, che si occupano di controllare in maniera estremamente precisa la quantità di luce che deve entrare. Le tendine sono estremamente leggere, mentre lo specchio ha un peso decisamente maggiore.

Specchio DSLR sollevato.
Creative Commons, by Rodrigo.Argenton

Ovviamente lo specchio è una peculiarità delle fotocamere reflex, le fotocamere mirrorless non ne sono provviste, ma hanno comunque la tendina, mentre le fotocamere dei telefoni non hanno né l'uno né l'altra.

I più perspicaci di voi avranno intuito il problema: sollevandosi, lo specchio crea delle micro vibrazioni. Siccome lo scopo è quello di raggiungere la perfezione assoluta, non sarà sufficiente impostare gli ISO più bassi, l'apertura del diaframma perfetta, usare un treppiede stabile e disattivare l'eventuale stabilizzatore. Dovrete anche impostare il blocco specchio.

Si tratta di un'impostazione che dice alla fotocamera di alzare lo specchio un po' prima di fare la foto. L'unico modo per applicarla in modo corretto è quello di associarla ad un autoscatto. La procedura ideale per una foto di panorama di una nitidezza ineccepibile sarà quindi:

Se state cercando la perfezione, l'unica eccezione a questa procedura è che potete sbattere le palpebre, ma fatelo piano. Scherzi a parte, verificate su siti specializzati il valore perfetto per la vostra lente, f/11 è un valore generico, per quanto sia spesso corretto, esistono lenti che danno il meglio di sé con valori diversi.

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Conclusione

Sperando che questa pagina sui tempi in fotografia vi sia piaciuta, prima di salutarvi, vi ricordiamo che potete leggere altri interessanti articoli riguardo la tecnica fotografica nella nostra pagina dedicata.

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